BPF - Buddhist Peace Fellowship Italia

LA PROTESTA DEI MONACI IN BIRMANIA. L'APPELLO DELLA BUDDHIST PEACE FELLOWSHIP: ACCENDIAMO UNA CANDELA DI SOLIDARIETA'


In Birmania la pressione della dittatura militare è sempre più forte e da alcuni giorni è iniziata una dura protesta da parte dei monaci Birmani cui ha aderito anche il premio nobel per la pace Aung San Suu Kyi e che ha purtroppo portato anche ad episodi tragici. La Buddhist Peace Fellowship aderisce e appoggia la protesta con un comunicato (in inglese) che trovate qui sotto.

Negli ultimi giorni i monaci buddisti - che già avevano partecipato ad una sollevazione nel 1988 - si sono messi alla testa di marce e manifestazioni contro la giunta miliate. Il 6 settembre centinaia di monaci hanno tenuto in ostaggio per sei ore 20 funzionari locali a Pakokku.

Il premio nobel per la pace Aung San Suu Kyi agli arresti domiciliari da 12 anni ha abbracciato idealmente la manifestazione contro il regime uscendo e salutando i monaci che sfilano davanti alla casa- prigione Le manifestazioni degli oppositori alla dittatura militare vanno avanti da cinque settimane

Cinque settimane di manifestazioni. Da cinque settimane sono in corso manifestazioni pacifiche contro la giunta militare sono in atto in Myanmar. La storia dell'ex Birmania è segnata da colpi di stato e sorde lotte tra generali fin dalla sua indipendenza, raggiunta nel gennaio 1948. Durante la Seconda Guerra Mondiale Aung San e un gruppo di nazionalisti noti come 'I 29 compagni', si unirono alle forze giapponesi. L'esercito nazionalista costruito con l'aiuto del Sol Levante rovesciò le alleanze nel 1945 e aiutò gli alleati anglo- americani a raggiungere la capitale, che allora si chiamava Rangoon (il nome del paese fu cambiato nel 1989 da Birmania in Myanmar e la capitale fu ribattezzata Yangon). Ma, subito dopo la proclamazione dell'indipendenza, e prima ancora che la Costituzione entrasse in vigore, Aung San e buona parte dei suoi ministri furono uccisi da assassini rimasti ignoti in una mattanza nel palazzo del governo.

Il colpo di stato militare. I primi anni di indipendenza furono caratterizzati dagli scontri violenti tra l'esercito, composto in maggioranza da birmani, e le minoranze etniche degli Shan, dei Karen e dei Mon. L'esercito cominciò ad intervenire in politica nel 1958 e il suo sempre maggiore impegno sfociò nel colpo di stato del 1962, che portò al potere Ne Win. Il dittatore, morto nel dicembre 2002, lanciò il cosidetto "socialismo birmano", una sorta di autarchia statale che portò il paese al disastro economico. La protesta popolare, guidata dagli studenti di Yangon, scoppiò nel 1988 e fu repressa in un massacro nel quale si ritiene siano state uccise un migliaio di persone.

Fu nel corso delle proteste seguite al massacro che Aung San Suu Kyi emerse come leader dell'opposizione democratica. Un mese dopo il massacro, nel settembre del 1988, i militari deposero Ne Win. Altre migliaia di persone furono uccise e diecimila studenti trovarono rifugio all'estero, in maggioranza nella vicina Thailandia.

Due anni di legge marziale. Dopo due anni di legge marziale, la giunta organizzò le elezioni ma si rifiutò di accettarne il risultato, che aveva visto la Lega Nazionale per la Democrazia di Suu Kyi conquistare 392 dei 485 seggi del Parlamento. Con l'eccezione dei due anni dal 2000 al 2002 - nei quali però le fu impedito di muoversi liberamente per il paese - Aung San Suu Kyi è rimasta agli arresti domiciliari.

ECCO DI SEGUITO IL COMUNICATO DELLA BUDDHIST PEACE FELLOSHIP:
Buddhist Peace Fellowship Statement in Support of Monks' Protest in Burma September 20, 2007 For the last week, thousands of Burmese monks have marched against the repressive Burmese military regime in cities across that nation. This is the largest public demonstration against the junta in nearly 20 years. As the Alliance of All Burmese Buddhist Monks march, chant, and overturn their almsbowls (patam nikkujjana kamma), refusing to accept donations from members of the military regime, the Buddhist Peace Fellowship offers our full support and solidarity. Burma has lived under direct social and political repression for nearly 20 years, since the democracy uprisings of 1988. The army's answer to the people's yearning for freedom in 1988 was the killing of thousands of demonstrators. This repression has in no way abated over the years, bringing with it ethnic cleansing of minority groups, corruption, forced labor, and widespread poverty. On Tuesday, September 18, 2007, monks demonstrated in cities across Burma (see news story at bottom of this page). In Sittwe, west of Rangoon, they faced tear gas and gunfire before dispersing. According to reports from exile groups in Thailand, some monks were beaten and arrested. On Wednesday, September 19, more than a 1000 monks in Rangoon marched and briefly occupied the Sule Pagoda in the center of the city, after being barred from the famous Shwedagon Pagoda. Day by day, we closely follow this news from Burma. These non-violent demonstrations by Buddhist monks are expressions of compassion at a time when the already impoverished nation is staggering under August's government mandated price hikes. Burma's monks have historically used techniques on non-violence against oppression. They initiated civil disobedience against British colonialists. They were visible and central in the movement of 1988. In 1990, the sangha declared patam nikkujjana kamma and the government crackdown saw more than 130 monasteries raided, and at least 300 monks forcibly disrobed, arrested, imprisoned, and tortured. As truly engaged Buddhists, Burma's monks have earned the trust and respect of their nation. Today, they are leading the way to democracy and human rights. Win Min, a Thai-based Burmese analyst, said the generals were cautious about stirring a public backlash if they acted against the clergy. "It's a dilemma for the junta. If they don't crack down on protests by monks, more people will join protests. But if they do, it could trigger massive public outrage against the government," he said. We call on all our friends in the international Buddhist community support Burma's monks as they take a stand for liberation and the end of military rule in this suffering land. We urge Burma's leaders to meet the monks, and all the millions yearning for freedom with open eyes and ears, and with all weapons set aside. Then Burma will again find its rightful place as a beacon of freedom and dhamma in the world. Earthlyn Manuel, executive director and Rev. Hozan Alan Senauke, associate director on behalf of the Buddhist Peace Fellowship community Stefano Bettera - Coordinatore Buddhist Peace Fellowship Italia



IL DALAI LAMA A UDINE DAL 10 AL 12 DICEMBRE PER CELEBRARE IL PREMIO NOBEL PER LA PACE

In occasione della visita in Italia, Sua Santità il XIV Dalai Lama sarà a Udine dal 10 al 12 dicembre prossimi in occasione del 18° anniversario del conferimento del Premio Nobel per la pace. Il programma avrà inizio la mattina del 10 dicembre, Giornata Internazionale dei Diritti dell’Uomo, con la celebrazione del 18° anniversario del conferimento del Premio Nobel per la pace per la quale il Dalai Lama ha scelto l’Italia e la città di Udine e con una conferenza stampa alla presenza delle autorità. Questa tre giorni di eventi prevede anche una conferenza pubblica per il giorno successivo ed un pomeriggio di importanti insegnamenti nella giornata conclusiva del 12 dicembre. La visita di Sua Santità è organizzata dal Centro Cian Ciub Cio Ling, dal Centro di Accoglienza e di Promozione culturale Ernesto Balducci Onlus e con la collaborazione dello Zen Peacemaker Sangha.

PER IL PROGRAMMA DEFINITIVO E PER ISCRIZIONI VISITATE IL SITO DEL CENTRO DI POLAVA "CIAN CIUB CIO LING": www.cianciubcioling.com



APPELLO: AIUTIAMO I PROFUGHI TIBETANI IN INDIA!

Una monaca di tradizione tibetana che vive a Mecleod Ganj in India ci chiede di partecipare ad un progetto di solidarietà a favore dei rifugiati tibetani in India e fa appello al vostro aiuto, dove e se possibile.

La situazione del Tibet e di cio' che accade da oltre 50 anni in quel paese è ormai nota. C'e' un musicista, Nawang Khe Chogun, un flautista tibetano che vive in america e che ha avuto anche una nomination ai grammy che si trova proprio a Mecleod dove vive la monaca.

Il desiderio di Nawang Khe Chogun è di sensibilizzare il pubblico su cio' che accade in Tibet appunto con la sua musica. Recentemente ha fatto un CD con il nostro grande flautista Andrea Griminelli. In occasione della visita di S.S. il Dalai Lama in Italia a dicembre, Nawang suonera' alcuni brani.

E' necessario promuovere l'iniziativa anche perchè questa si lega all'intenzione di aiutare la sorella di S.S., Jetsun Pema, nella costruzione di un'universita per i ragazzi tibetani che permetterà di dar loro un futuro e non far disperdere la loro cultura. Allo stesso progetto sono collegate anche le adozioni a distanza di ragazzi tibetani che vivono in esilio.

La BPF Italia darà un supporto alla realizzazione di questa iniziativa in collaborazione con il centro tibetano di Polava (UD) cui fa riferimento qui in Italia la monaca: in programma c'è un'azione di sensibilizzazione sulla stampa e presso amici e conoscenti per promuovere la visita di Nawang e per lanciare un appello di raccolta fondi da destinare a questa comunità in India cui tutti possono aderire. Per conoscere in dettaglio le iniziative di Nawang potete consultare il sito: www.nawangkhechog.com oppure scrivermi a: info@bpfitalia.org




TOM WAITS, KRONOS QUARTET, PHILIP GLASS E IL DALAI LAMA – TUTTI INSIEME IN HEALING THE DIVIDE CONCERT – ALBUM RELEASE: 6 LUGLIO 2007


Sua Santità il Dalai Lama, il compositore Philip Glass, la sitarista Anoushka Shankar, la polifonica Gyuto Tantric Choir e TOM WAITS – insieme al Kronos Quartet e Greg Cohen - sono alcuni tra i nomi che compaiono in HEALING THE DIVIDE: A CONCERT FOR PEACE AND RECONCILIATION”. HEALING THE DIVIDE sarà disponibile sia in CD che on-line su iTunes Store a partire dal 6 luglio.

Tratto da un concerto di beneficenza che si è tenuto il 21 settembre 2003 al Lincoln Center’s Avery Fisher Hall di New York – durante il viaggio di 20 giorni negli Stati Uniti del Dalai Lama – HEALING THE DIVIDE è un incontro musicale tra Est e Ovest che supera i confini culturali attraverso la musica. Le performance spaziano dalla meditazione al teatro, dal gutturalismo alla bellezza e mirano in modo risoluto e deciso al sostegno di una causa veramente umanitaria.

Tutti gli artisti, Anti-Record, e HEALING THE DIVIDE, doneranno il ricavato delle vendite all’iniziativa di HEALING THE DIVIDE per la Salute Tibetana: un progetto che fornisce un’ assicurazione sanitaria e cure mediche ai monaci tibetani buddisti e alle suore deperiti e impoveriti da anni di repressione. La vendita di ogni CD permette un anno di cure sanitarie.

Nel concerto del 2003, Sua Santità il Dalai Lama ha affermato: “Mi da grande gioia vedere artisti e musicisti qui riuniti insieme in sostegno del popolo tibetano e in sostegno della pace e della riconciliazione. Dobbiamo fare ogni sforzo per incoraggiare l’amicizia tra i popoli”.

Tom Waits in quell’occasione aveva presieduto la serata. Quattro brani tratti dalla sua performance di 50 minuti sono presenti nel CD di cui un inedito: “Diamond in your mind” Per i fan di Waits sarà un piacere e una sorpresa ascoltare la sua voce ampia e drammatica accompagnata dagli arrangiamenti spigolosi degli strumenti a corda…nel disco si percepiscono inoltre geniali variazioni del walzer e strane dissonanze che rimandano a Kurt Weill.

HEALING THE DIVIDE è un’organizzazione non-profit fondata da Richard Gere nel 2001, che cerca nella collaborazione soluzioni per le crisi umanitarie. “La pubblicazione di questo CD ci aiuta ad innalzare la consapevolezza circa le pessime condizioni in cui versano i tibetani, sia dentro che fuori dalla regione” spiega Gere “i fondi raccolti non solo ci permettono di cambiare positivamente la vita della gente tibetana, ma ci permetterà anche di promuovere i preziosi concetti buddisti tibetani di pace e compassione”.




THICH NHAT HANH. LA FELICITA' DELLA PIENA CONSAPEVOLEZZA


Segnaliamo l'uscita del libro: THICH NHAT HANH.LA FELICITA' DELLA PIENA CONSAPEVOLEZZA, di R. e J.P. Cartier, edito da LINDAU EDIZIONI. A pochi chilometri da Bordeaux vive il monaco vietnamita Thich Nhat Hanh, una delle voci più alte della spiritualità di ogni tempo. Qui, nel 1982, ha fondato Plum Village, una vera e propria oasi buddhista accessibile a tutti, così come accessibili appaiono, leggendo i suoi testi, una religione e una concezione del mondo molto lontane dall’Occidente. Ma non è il fascino dell’esotico a sedurre chi arriva in questo luogo. Come il lettore constaterà attraverso il racconto degli autori – osservatori dall’interno della quotidianità dei monaci e delle monache che risiedono al Villaggio dei Pruni – e le testimonianze dei partecipanti ai ritiri che hanno luogo, ciò che colpisce, e magari disorienta, è la semplicità dell’esistenza che vi viene condotta. «Innanzitutto bisogna imparare a respirare» afferma Thich Nhat Hanh. E dal respiro consapevole, cuore di tutto il suo insegnamento, si snoda un percorso spirituale che coinvolge ogni momento della giornata: dai pasti alla meditazione, dal lavoro alle relazioni interpersonali. Ogni gesto è importante se vissuto nel momento presente. Uomini e donne di diverse nazionalità e di diverse religioni ci narrano il modo in cui vivono giorno dopo giorno la Piena Consapevolezza. Le loro parole, appassionate e spontanee, esprimono tutta la forza di un pensiero più che mai attuale in un periodo funestato dall’intolleranza religiosa. A queste persone Thich Nhat Hanh non ha chiesto di sacrificare la propria fede ai nuovi ideali, e il loro voto – «non combatteremo mai, non uccideremo, né ci sacrificheremo per queste dottrine» – non ha bisogno di ulteriori commenti.

L'AUTORE
JEAN-PIERRE e RACHEL CARTIER hanno pubblicato numerosi volumi dedicati alle figure più importanti della spiritualità contemporanea, tra cui: Ramakrishna e l’Abbé Pierre.

Per maggiori informazioni: www.lindau.it

Per maggiori informazioni su Thich Nhat Hanh e Plum Village: www.esserepace.it



MINDFULNESS PROJECT: A MILANO UN CENTRO PER LO STUDIO DELLA MENTE

A Milano nasce un Centro per iniziativa di Mindfulness Project, l'associazione che da alcuni anni promuove l'incontro fra professionisti che hanno in comune la ricerca sulla mente e sulle emozioni nel campo dell'integrazione tra psicologia clinica e meditazione, tra le scienze psicologiche della tradizione occidentale e lo studio della mente secondo l'antica tradizione del pensiero orientale, con particolare riferimento al pensiero buddista.

Mindfulness Project opera attualmente attraverso l'organizzazione di convegni e di una scuola di counseling in collaborazione con l'Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia e di seminari formativi. A queste attività si affianca ora l'apertura del centro di Milano.

L'attività del centro si articolerà su dei settori interdipendenti tra loro:

a) Le consultazioni psicoterapeutiche tenute da professionisti ispirati dall'orientamento descritto sopra.

b) La formazione indirizzata a tutti coloro che sono interessati alla crescita personale, agli psicoterapeuti e ai counselor.

c) L'attività clinica e formativa contribuiscono entrambe ad un lavoro di ricerca teorico-esperienziale che si esplica nelle giornate seminariali a tema, nei convegni organizzati da Mindfulness Project e nell'attività del gruppo di intervisione degli operatori interni al Centro.

d) La pratica meditativa. Trasversali al settore clinico e formativo sono le proposte di percorsi meditativi rivolti a persone che stanno seguendo una terapia, con sessioni singole o di gruppo, a professionisti di diverse estrazioni che operano in contesti connotati in un'ottica relazionale (unitamente a finalità di ricerca ed approfondimento) e a chiunque sia interessato a conoscere la meditazione e la psicologia della meditazione. Per conoscere in dettaglio l'iniziativa potete consultare il sito: www.mindproject.com oppure scrivere a centromilano@mindproject.com o telefonare al numero +39.346.8461065




PROGETTO ESSERE PACE: CENTRO DI VITA CONSAPEVOLE NELLA TRADIZIONE DI THICH NHAT HANH

IL PROGETTO ESSERE PACE è dedicato alla realizzazione in Italia di un Centro laico di vita spirituale fondato sugli insegnamenti di Thich Nhat Hanh, monaco zen vietnamita, poeta e costruttore di pace.

Thich Nhat Hanh, monaco zen vietnamita, è riconosciuto oggi come uno dei massimi maestri nella pratica della consapevolezza. Anche in Italia in questi anni si sono moltiplicate le occasioni per sperimentare i benefici della pratica insegnata da Thich Nhat Hanh, grazie al fiorire di iniziative nazionali e locali (ritiri, giornate di consapevolezza, incontri settimanali in piccoli gruppi) che vedono una partecipazione sempre più numerosa e convinta.

Nasce da qui la volontà che l’insegnamento di Thich Nhat Hanh possa ancor più radicarsi nel nostro Paese, attraverso la fondazione di un Centro a esso specificamente dedicato: un luogo in cui risiedano stabilmente degli insegnanti e una piccola comunità di praticanti, e che in ogni momento possa accogliere quanti desiderano godere dei benefici della pratica della consapevolezza.

Per saperne di più: www.centrovitaconsapevole.org oppure: www.esserepace.org




Gradiremmo segnalarvi l’uscita di questo libro, uno strumento di pratica molto utile per affrontare la sofferenza della perdita:

"I GIORNI RINASCONO DAI GIORNI"
a cura di Livia Crozzoli Aite e Roberto Mander
Edizioni Paoline, Milano febbraio 2007
euro 20,00

Partecipare a un gruppo di auto-mutuo aiuto per il lutto, insieme ad altre persone, che stanno affrontando il medesimo problema, può costituire un mezzo per cercare una risposta vitale alla perdita di senso e di orientamento che si sta provando dopo la perdita di una persona cara. La solitudine nella quale ci si viene a trovare è la condizione che più genera sconforto, in quanto anche i familiari e le persone più vicine sono spesso incapaci di offrire condizioni di ascolto tali da permettere alla persona in lutto di aprirsi e dare voce a tutte le sfumature del proprio dolore.

L'esclusione e il silenzio sono sentiti come un rifiuto e generano un sentimento di disorientamento, di abbandono, di non riconoscimento che possono bloccare ogni ricerca e apertura. Il gruppo di auto-mutuo aiuto ha un forte potenziale terapeutico che consente di rompere il senso di isolamento e di recuperare una ritualità di condivisione e di elaborazione comunitaria.

Attraverso il riconoscimento e l’accettazione della propria e altrui vulnerabilità emerge quel potenziale di elaborazione e trasformazione dell’esperienza emozionale che determina importanti modificazioni nelle capacità comunicative e relazionali di ciascun componente. Con il tempo la condivisione delle proprie esperienze rende possibile lo schiudersi di una nuova prospettiva e l’attivazione di nuove risorse

Il libro “I giorni rinascono i giorni” vuole offrire un messaggio di speranza e l’augurio che i giorni futuri non siano aridi e solitari, ma offrano nuovi modelli di umanità e condivisione, di cui tutti sentiamo l’esigenza profonda. Un libro utile per gli operatori, per i partecipanti dei gruppi e le persone in lutto che si possono rispecchiare nelle riflessioni e nelle testimonianze di chi opera nel campo e di chi ha vissuto la perdita di una persona cara e nel gruppo ha ritrovato una risorsa per sé e per gli altri.